La Storia di Milano - Capitolo 29: Lo Scisma dei Tre Capitoli
I Bizantini hanno riportato l'Italia nei domini dell'Impero Romano, riportando stabilità ; a dividersi però stavolta è la Chiesa. Il fattore scatenante è la condanna, voluta dall'imperatore Giustiniano durante il Concilio di Costantinopoli II del 553, di alcuni scritti di tre teologi siriaci (i cosiddetti "Tre Capitoli"), accusati di essere vicini all'eresia.
L'arcivescovo di Milano Dazio, principale oppositore del Concilio di Costantinopoli IIIn realtà , a sfondo di questa condanna c'erano esclusivamente motivi politici. Una ingerenza nei confronti del potere ecclesiastico da parte del potere civile, che fu accettata dai vescovi orientali e da papa Virgilio, ma non dalla Chiesa di Milano, che si oppose assieme alle chiese di Aquileia e delle Gallie. A guidare la Chiesa di Milano durante lo scisma c'è l'arcivescovo Dazio, che interruppe la comunione con Roma.
Per riparare la frattura Giustiniano propone di restaurare in Italia l'organizzazione romana con la Prammatica sanzione, con la quale riconosce i vescovi come "regi ufficiali", demandando loro nelle città la cura degli edifici pubblici, il controllo sulle rendite della città , la tutela dei deboli. Ma questo non basta a riappacificare la Chiesa.
Pelagio I, pontefice non riconosciuto dalla Chiesa di Milano, in seguito allo scismaIntanto Virgilio muore e nel 556 Pelagio è il nuovo papa. Con Pelagio la frattura si fa ancora più ampia, con le Chiese di Aquileia, Milano e delle Gallie che addirittura non riconoscono il nuovo pontefice, poiché la sua dottrina nega il peccato originale.
Intanto a Milano non si capisce più chi è vescovo: alcuni dicono Frontone, che da filo-bizantino fugge a Genova per sottrarsi alla questione dei Tre Capitoli; per altri è il vescovo Ansano, chiamato scismatico da papa Pelagio. È possibile invece che Ansano e Frontone siano stati eletti quasi contemporaneamente, per accontentare le diverse fazioni e che a Milano sia rimasto Ansano. Un caos che indebolisce il potere del pontefice, ma che sarà determinante nell'autonomia dell'Arcidiocesi di Milano nei secoli a venire.
Tutto ciò, assieme alla peste e al fatto che Narsete si fa amare dal popolo italiano bombardandolo di tasse, potrebbe aver influito pesantemente sulla facile ascesa dei Longobardi nel Nord Italia, che venne sfruttata da molte diocesi per sottrarsi all'influenza bizantina e romana, trovando nel sostegno allo scisma un elemento di identità territoriale. Anche se inizialmente i Longobardi guardavano la religione cristiana con diffidenza, per paura di essere assoggettati dall'Impero, ben presto questa divisione sarà colmata, mentre Milano tornò gradualmente in comunione con Roma intorno al 570-580. Stiamo correndo troppo però, nel prossimo capitolo, seguiremo la discesa di Alboino fino a Milano. Inizia l'epoca longobarda.