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Racconto di un emozione #1
Malinconia

Mi è venuta quest'idea, non so se potrebbe starci, questo lo deciderete voi.
Indipendentemente da ciò credo che potrebbe essere una cosa carina
Si accettano consigli/pareri ecc, anche sul cosa trattare la prossima volta.

Specifico che non è un testo tecnico/scientifico, lo faccio solo per divertimento, molte cose le imparo al momento anche io, quindi in caso di errori non esitate a farmeli notare

Emozioni, le percepiamo spesso come qualcosa di quasi ultraterreno, infallibile, tralasciando spesso la loro vera natu,ra.

Difatti, tecnicamente esse emergono dall’attività del cervello e del corpo, dall’interazione tra reti neurali, processi chimici e soprattutto dalla nostra interpretazione cognitiva.

Sono fatte di neurotrasmettitori e ormoni che non “creano”, ma modulano l’intensità, la durata e la predisposizione dell' organismo a determinati stati.
Tutto questo si fonde poi con il contesto, la singola situazione e via dicendo.

Se da un lato ci sono alcune emozioni più semplici che possiamo inquadrare come "principali", d'altra parte abbiamo altri stati di gran lunga più complessi.
Tra questi abbiamo esperienze come la:

MALINCONIA

Di questa volevo parlare questa volta, soprattutto perché la sento molto vicina, soprattutto in questo periodo.

Deriva da "melancholía",ovvero, "bile nera", questo fa riferimento a una concezione psico-fisica classica antica.
In passato questa era spesso associata soprattutto a quiete, introspezione, riconducibile a profondità mentale e intellettuale molti la vedevano come caratteristica propria di menti riflessive o creative.

Oggi è di per sé sì uno stato di tristezza, ma molto più complesso.
Una sorta di sospensione tra desiderio, memoria, senso del tempo ecc, un qualcosa di più ampio condito da un profondo stato riflessivo.

Nel corso del tempo ha assunto anche una rilevanza clinica importante, in determinate circostanze (melanconia).

Ciò non toglie il fatto che la maggior parte delle volte si tratta di uno stato del tutto sano e, per quanto mi riguarda, molto significativo e interessante.

Immagino molti si siano già ritrovati in quelle situazioni un po' di "soglia", magari la notte prima di ripartire dopo un bel viaggio o un'esperienza, quando ci si sente impotenti di fronte a un grande paesaggio o quando si è in una grande città con tutto quel dinamismo, tutte quelle vite parallele che scorrono inesorabili mentre ci si sente un po' come "fuori sincrono".
Un esempio lampante è proprio quello di ieri, con la fine dell' anno.
Sensazioni difficili da spiegare che però lasciano dentro un "aura" di stati contrastanti accomunati nelle nostre riflessioni.
Riflessioni spesso inconcludenti ma non per questo inutili.

Ecco quindi che in quel momento, sospesi tra ciò che è stato e ciò che sarà, ci si ritrova soli con il proprio sentire. Nel dualismo tra desiderio e accettazione, riscopriamo la semplice pienezza di essere presenti anche solo per un attimo.
1 gen 2026 alle 19:59

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