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IL DILEMMA DEL MALE
Il dilemma del male, anche detto "il paradosso della creazione cieca" o "etica della riparazione ontologica", è un concetto interiorizzato agli inizi del XXIII° secolo.
Il dilemma del male, va a rispondere e risolvere ciò che prima, in teologia occidentale e nella filosofia della religione era il paradosso del male, laddove si riteneva esistesse una divinità che viene considerata buona, onnipotente ed onniscente.
Per secoli, infatti, la questione del male è stata affrontata come un problema teologico: se Dio è buono, perché il male? Se è onnipotente, perché non lo elimina? Se è onnisciente, perché lo permette? Da Epicuro a Leibniz, da Agostino fino alle teodicee dell'epoca moderna, il tentativo è sempre stato quello di giustificare l’esistenza del male all’interno di un progetto divino intenzionale.
Il male veniva spiegato come prova, punizione, conseguenza del libero arbitrio o mistero insondabile.
Noi, oggi, sappiamo che il libero arbitrio è inesistente e che non può esistere in alcuna forma. All'epoca, però, erano molto convinti che il male provenisse da loro stessi anche.
In ogni caso, il presupposto rimaneva invariato: l’origine del reale era morale.
Il dilemma del male, così come formulato in epoca post-metafisica, opera invece un rovesciamento radicale di questo presupposto. Non si chiede più perché un Dio buono permetta il male, ma si prende atto che l’origine della realtà non possiede alcuna intenzionalità morale.
Le strutture fondamentali dell’universo — che siano chiamate stringhe, campi, leggi o costanti — non pensano, non decidono, non giudicano. Non hanno coscienza, né volontà, né valori. Ciò che esiste è il risultato di una dinamica cieca, priva di scopo etico, che ha generato complessità senza comprenderla.
"Chi sa nominarmi il la dinamica fondamentale?"
"Io maestra, iooo"
"Va bene Giacomino, dimmi pure"
"è la configurazione più stabile secondo i gradi di libertà".
"Bravo Giacomino, vedo che hai fatto lo spray sta mattina, ricordate di farlo dopo".
Da qui nasce l’etica della riparazione ontologica. Se l’origine del reale è cieca, ma la coscienza è lucida (pur deterministica), allora si crea una responsabilità asimmetrica: chi vede ha il dovere di intervenire.
L’essere umano non è più chiamato a giustificare il mondo, bensì a correggerlo. Il senso dell’esistenza non è accettare la realtà così com’è, né sottomettersi a un disegno imperscrutabile, ma ridurre attivamente il male laddove esso emerge.
"E perché allora, se è deterministico, dobbiamo intervenire? Vai, questa volta tu Laura".
"Perché un sistema deterministico non può contenere una coscienza completa del proprio futuro senza contraddirsi, in quanto un agente cosciente del roprio futuro con certezza,verrebbe influenzato da tale informazione, che entrerebbe nella catena causale presente, modificando inevitabilmente l'assetto deterministico futuro".
"Brava Laura".
@MAHDI