Antonio Ligabue (stavolta mi è venuto lunghetto ma ci tenevo a farlo bene)

Ligabue è stato un uomo con una vita durissima. Già l’infanzia lo segna molto: nasce in Svizzera e viene affidato quasi subito a una famiglia adottiva con cui avrà un rapporto difficile. La famiglia è molto povera e da qui scaturiscono carenze alimentari ecc, inoltre le condizioni in cui cresce causano lui problemi fisici e influenzano il suo sviluppo psichico.
A scuola non va meglio: cambia diverse scuole, dall’ultima viene espulso. Però proprio a scuola scopre il disegno e la pittura, e inizia a usarli come rifugio.
Tra Svizzera e Italia vivrà sempre ai margini, girovagando e lavorando quando capita. La "svolta" arriva con l’incontro con Renato Marino Mazzacurati, che capisce il suo talento e gli insegna ad usare i colori a olio. Da quel momento l’arte diventa per lui qualcosa di vitale, un modo per sopravvivere a ciò che lo circonda.
Verso la fine della sua vita otterrà anche una certa notorietà, destinata però a crescere solo dopo la sua morte.
Ora, guardate l' opera.
Al di là dello stile e del fatto che non sia "realistica": riuscite a vederci tristezza, solitudine, disperazione? Per quanto mi riguarda no. Ed è proprio questo che credo colpisca.
I colori sono accesi,sgargianti, la natura è piena di vita. E al centro c’è questo leopardo che ci guarda, con la bocca spalancata in un ruggito.
Questo fa parte dei tanti animali che Ligabue dipingeva: li amava, ci si immedesimava, in un mondo che lo considerava un pazzo, un reietto, negli animali vedeva chi poteva capirlo.
Ecco che la tigre è come un grido. uno dei suoi tanti gridi che fuori rimaneva inascoltato. È tutta la sua energia repressa.
Se fuori era "il pazzo del villaggio",da deridere,da evitare. Dentro, invece, c’era qualcuno che voleva dire la sua, che voleva esistere ed essere ascoltato.
Quando prima ho parlato di"svolta" l'ho messo tra virgolette non a caso, infatti anche con la pittura, anche con la fama finale, Ligabue rimane solo, un emarginato. Muore esattamente così come era vissuto.
Nonostante alla fine lui non abbia maichiesto niente di straordinario. Probabilmente voleva soltanto essere visto, essere amato.
Di questo artista mi parlò per la prima volta un professore alle medie a cui volevo molto bene. In quegli anni ero ancora più timido e mi sentivo terribilmente solo. Lui mi insegnò un po' come, quando posso, aiutare gli altri. Anche se è difficile, anche se magari non si viene ricambiati.
Forse è per questo che la storia di Ligabue mi colpisce così tanto: era uno che nessuno vedeva davvero. Eppure nonostante tutto, una via l’ha trovata. L’arte gli ha dato quel posto nel mondo che le persone gli negavano.
E pensarlo mi fa credere che, anche quando sembra che nessuno ti veda, qualcosa può ancora arrivare, e che forse vale sempre la pena provare a essere quella presenza che magari un giorno avresti voluto tu.
@SoffioLieve